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Nella scena della Natività l'importante è sapere che il
bue simboleggia il Sole e l'asino la luna. Ancora una volta due principi
opposti. Il giorno e la notte. Il simbolo è molto più importante
della loro rappresentazione fisica. Molte volte del bue e dell'asinello
basta mettere soltanto le teste: anzi quest'ultima accenzione è
quella più antica e diffusa. La Madonna può anche essere
distesa per terra o su di un "lectulo Virginis". San Giuseppe
è generalmente in piedi dal lato del Bue-Sole.
Importante è la greppia-mangiatoia (Presepe in Latino) anche se
dentro non vi sarà posto il bambino. La greppia è presente
nella scena della Natività prima ancora che vi fosse presente lo
stesso Gesù. All'ingresso della grotta verranno posti i due zampognari,
il giovane con il flauto, il vecchio con la zampogna. Ancora una volta
ritorna il numero due e con gli stessi intenti di armonizzare i due principi
opposti del maschile e del femminile. Al centro, davanti alla grotta,
le spalle a chi guarda, un pastore anziano, calvo, inginocchiato offre
nel cappello una freschissima ricottella (e noi pensiamo alla Puerpera
più che al neonato). Gli angeli sovrastano la grotta facendo capolino
fra le ali con la sola testa; al centro svetta quello più fortunato
che porta la scritta del Gloria. La grotta del Mistero è così
approntata.
Il 24 dicembre a mezzanotte verrà posto il Bambino, il 6 gennaio
completeranno l'opera i tre
re Magi e la stella Cometa.
Dopo L'Epifania nella grotta del Mistero, la tradizione vuole che si pongano
le anime sante del Purgatorio. Saranno queste a custodire il presepe fino
all'inizio della Novena per l'Immacolata. Il 17 gennaio sui fuochi di
Sant'Antonio Abate si bruceranno le erbe devozionali del presepe: la restina
con la quale si copriva tutto il presepe, la saggina che con tutti quei
fili secchi lo proteggeva dalla streghe che per contare proprio quei fili
facevano arrivare il giorno ed erano costrette a fuggire via, il pungitopo
augurale, le "ceppetelle", miniature d'alberi, e il muschio.
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