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La scenografia in sughero del Presepe si chiama "Scoglio" e risponde a regole ben precise.
Deve avere un primo piano pianeggiante. A questo si accede per ripidissime discese e "scalinatelle" interminabili. Due grotte su questo piano: una per la Natività, l'altra per l'Osteria. La grotta del Mistero non ha bisogno di spiegazioni, mentre bisogna sapere che l'Osteria è il luogo dei diavoli. Non può esistere il Bene senza la lotta e quindi il superamento del Male. Le due grotte ravvicinate simboleggiano questa lotta.




Come non c'è angelo senza diavolo (addirittura i diavoli sono angeli decaduti per la religione cattolica) così nel presepe oltre agli angeli che volano sulla grotta, ci sono anche i diavoli. L'armonia nasce dall'equilibrio di due opposti principi.
E dopo le discese e le grotte indispensabile è il fiume con la sua acqua. In quest'acqua le lavandaie laveranno i loro panni. Sono le levatrici della Madonna di cui si parla nei vangeli apocrifi e che si ammirano in pitture e bassorilievi noti. Ma oltre a questo il fiume serve anche per giustificare la presenza del ponte. Il ponte mette in comunicazione le anime dei vivi con quelle dei defunti. e sul ponte transita Ciccibacco. Costui trasporta su un carretto le botti piene di vino, un bue tira il carro.
Il pozzo è l'ultimo elemento indispensabile nello "scoglio del Presepe". In questo si va a tuffare la stella cometa dopo avere soddisfatto il proprio compito di accompagnatrice dei Magi.


Nella scena della Natività l'importante è sapere che il bue simboleggia il Sole e l'asino la luna. Ancora una volta due principi opposti. Il giorno e la notte. Il simbolo è molto più importante della loro rappresentazione fisica. Molte volte del bue e dell'asinello basta mettere soltanto le teste: anzi quest'ultima accenzione è quella più antica e diffusa. La Madonna può anche essere distesa per terra o su di un "lectulo Virginis". San Giuseppe è generalmente in piedi dal lato del Bue-Sole.
Importante è la greppia-mangiatoia (Presepe in Latino) anche se dentro non vi sarà posto il bambino. La greppia è presente nella scena della Natività prima ancora che vi fosse presente lo stesso Gesù. All'ingresso della grotta verranno posti i due zampognari, il giovane con il flauto, il vecchio con la zampogna. Ancora una volta ritorna il numero due e con gli stessi intenti di armonizzare i due principi opposti del maschile e del femminile. Al centro, davanti alla grotta, le spalle a chi guarda, un pastore anziano, calvo, inginocchiato offre nel cappello una freschissima ricottella (e noi pensiamo alla Puerpera più che al neonato). Gli angeli sovrastano la grotta facendo capolino fra le ali con la sola testa; al centro svetta quello più fortunato che porta la scritta del Gloria. La grotta del Mistero è così approntata.
Il 24 dicembre a mezzanotte verrà posto il Bambino, il 6 gennaio completeranno l'opera i tre re Magi e la stella Cometa.
Dopo L'Epifania nella grotta del Mistero, la tradizione vuole che si pongano le anime sante del Purgatorio. Saranno queste a custodire il presepe fino all'inizio della Novena per l'Immacolata. Il 17 gennaio sui fuochi di Sant'Antonio Abate si bruceranno le erbe devozionali del presepe: la restina con la quale si copriva tutto il presepe, la saggina che con tutti quei fili secchi lo proteggeva dalla streghe che per contare proprio quei fili facevano arrivare il giorno ed erano costrette a fuggire via, il pungitopo augurale, le "ceppetelle", miniature d'alberi, e il muschio.


Si chiamano così tutti quei pastori che portano i doni più svariati a Gesù. Nel presepe popolare napoletano molti personaggi particolari si aggiungono. Prima fra tutti la zingara scura in volto e con un neonato in fasce su di un braccio. Un alter ego di Maria e una Sibilla che conosce la fine del bambino divino. Il monaco cercante. I personaggi della commedia seicentesca della Cantata dei Pastori del Perrucci: Razzullo, Sarchiapone, il Cacciatore, il Pescatore. Il diavolo che molte volte riflette in uno specchio, la cui immagine virtuale prolunga il presepe oltre lo stesso.

Il pastorello che viene messo sulla collina più alta del presepe popolare napoletano, che dorme con la testa poggiata sulla pietra. Sul capo gli fa ombra la chioma di un albero. Dodici pecorelle bianchissime (le anime pure nella simbologia religiosa) gli sono intorno. Benino stà dormendo e nel sonno sogna il Presepe con le sue discese, il ponte, le grotte, il pozzo.
"GUAI! a svegliarlo. Di colpo sparirebbe il Presepe."

Il Presepe si aggiorna sempre.
Nel '700 c'era l'usanza di cambiare i costumi dei pastori con il cambiare delle mode, così come persone dell'attualità salivano sulle scene di questo teatro in miniatura coi loro volti o mestieri. Così oggi sul presepe sono arrivati il pianino, il guarattellaro, Pulcinella e Totò, Eduardo De Filippo e il lustrascarpe.
E' giusto che sia così perchè il viaggio continui e il venire al mondo sia per tutti una bella favola da vivere e riscoprire ogni volta che ne abbiamo la possibilità di farlo.

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