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Palazzo Penne a Napoli e la leggenda di Belzebù

Palazzo Penne a Napoli e la leggenda di Belzebù

Napoli è da sempre meta di tantissimi turisti non solo per la sua bellezza, per l’aria di mare che si respira, per il buon cibo e l’accoglienza, tutte caratteristiche che fanno unica questa città, ma soprattutto per i numerosi monumenti che è possibile visitare. Ma Napoli è anche una città ricca di mistero, di storie esoteriche e tutto ciò non fa che amplificarne la sua bellezza.

Proprio nella nostra città è presente un antico palazzo, situato nel centro storico di Napoli: il poco conosciuto Palazzo Penne, noto anche come il palazzo di Belzebù o Palazzo del Diavolo. Spesso la parola diavolo si è sentita in città e ancora tutt’oggi la sentiamo nei vari tour della città, nelle leggende legate al Campanile della Pietrasanta. Ma il Diavolo è anche Presente nei quadri del convento dei Girolamini.

La Leggenda di Palazzo Penne

Palazzo penne è situato in Piazzetta Teodoro Monticelli, nei pressi del largo Banchi Nuovi. Venne progettato verso la fine del 1300 da Antonio Baboccio da Piperno (piperno ricordiamo è anche un termine con cui si chiama una pieta vulcanica con cui venivano costruiti gli edifici) ed edificato da Antonio Penne.

Ma chi era Antonio Penne? Siamo intorno al 1405 ed Antonio Penne era il segretario del re angioino Ladislao I. Ladislao era conosciuto come un dongiovanni ed era sposato con la contessa Maria D’Enghien. Maria era una donna molto forte, bella esuberante e sposò Ladislao in seconde nozze, nonostante questo matrimonio non fosse ben voluto dalla famiglia di lei. Infatti leggenda vuole che tutte le precedenti mogli del re erano decedute per cause non spiegabili.

Maria tuttavia non volle dare ascolto a queste dicerie, tant’è vero che diceva sempre questa frase: “Non me ne curo, ché se moro moro da regina”. La sua strafottenza le diede ragione, infatti Ladislao morì all’età di 38 anni, dopo aver tradito Maria con numerose amanti. Il successore di Ladislao fu Giovanna I, una donna che invece gli amanti li uccideva.

Maria non era ben vista da Giovanna, e concluse nelle segrete di Castel dell’Ovo la sua esperienza di regina di Napoli.

Da qui nacque il detto: Fa’ ’o guaragno e Maria Vrienna (Fare il guadagno di Maria Brienna) cioè un affare all’apparenza fruttuoso ma che si conclude in un fallimento.

La Leggenda di palazzo penne

Il segretario Antonio penne era innamorato di una donna bellissima, forse la più bella di Napoli e voleva sposarla. Ma come tutte le donne con molti corteggiatori, questa donna era anche pretenziosa e capricciosa. La leggenda ha origine proprio dalle difficoltà di quest’uomo nel riuscire a far convolare a nozze questa donna.

Antonio non era un nobile, ma era pur sempre un uomo stimato per il suo lavoro. La donna, dopo un lungo corteggiamento di Antonio penne, decise di sposarlo ma ad una condizione: che l’uomo che costruisse in una notte un palazzo come dono di nozze.

La richiesta fu alquanto bizzarra, soprattutto per quanto riguarda i tempi di realizzazione. Ma Antonio decise di accogliere la sfida. Fece un patto con Lucifero, divinità adorata dai filistei, con il nome di Signore delle mosche e divenne in seguito Signore della casa degli inferi, e principe dei demoni nel Nuovo Testamento.

Belzebù doveva costruire in una notte il palazzo, ma volle in cambio l’anima di Antonio. L’uomo, che non erta affatto stupido, decise di mettere a tal fine una clausola.

Il Palazzo del Diavolo

Belzebù in una notte costruì Palazzo Penne, ma doveva ora fare i conti con la clausola messa da Antonio. Infatti il Diavolo, per poter avere l’anima dell’uomo, doveva contare quanti chicchi di grano erano stati cosparsi da Antonio nel cortile del palazzo. Antonio per trarre in inganno Belzebù, assieme ai chicchi di grano, aggiunse anche della pece. Così il Diavolo si ritrovò ad inzaccherarsi le mani e gli artigli in quella poltiglia, sbagliando di conseguenza il conteggio dei chicchi.

Belzebù andò su tutte le furie, ma proprio in quel momento Antonio fece il segno della croce e, al centro del palazzo, si aprì una voragine che divorò il diavolo.

Palazzo Penne oggi

Palazzo Penne è oggi un edificio degradato, nonostante in passato sia stato acquistato dalla regione Campania per un progetto di riqualificazione dei beni culturali. Ci fu anche una inchiesta che vide sotto accusa il sindaco Bassolino per il danneggiamento e non recupero di un’opera artistica.

Ma alla fine, come andò a finire la storia tra Antonio penne e la sua donna? Cosa riuscì ad ottenere l’uomo co il gesto furbo contro il diavolo? Ci sono due leggende: una leggenda n arra che alla fine la donna rifiutò di sposarloo. Un’altra leggenda vuole che i due riuscirono a convolare a nozze, ma che il diavolo si presentò il giorno del matrimonio per avere ciò che gli era stato promesso.

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