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Il Buon Pastore nel Presepe Napoletano

Il Buon Pastore nel Presepe Napoletano

Una delle prime rappresentazioni di Gesù è quella del “Buon Pastore” dipinta nelle Catacombe romane di S. Callisto e risale agli inizi del terzo secolo. Ci ricorda le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Io sono il Buon Pastore”. C’è una corrispondenza straordinaria tra il discorso figurato di questa immagine e un testo anteriore di circa un secolo, giunto fino a noi dai tempi di Marco Aurelio (anni 120-180).

Un pò di Storia

Si tratta del racconto inciso sulla stele di Albercio (o Avircio), vescovo in Asia Minore, per ricordare tra l’altro una sua visita ai Cristiani di Roma allora perseguitati. Egli li definisce “il popolo su cui era il Sigillo Luminoso” (il battesimo) e fa intendere di aver celebrato con essi l’Eucarestia accennando al buon vino e al calice insieme al pane.

Per dichiarare la propria fede Albercio usa queste parole: “Sono discepolo di un pastore puro, anniveggente, che nutre i suoi greggi sulle montagne e nelle pianure”. Allo stesso modo parla di Gesù, molti anni dopo, questa immagine del cimitero di Callisto dipinta da un artista sconosciuto, un fratello senza nome.

I Pastori del Cammino

Vengono chiamati Pastori del Cammino tutti quelli che vanno verso la grotta per rendere omaggio e portare i doni a Gesù. Si usava, per il 6 Gennaio, mettere davanti alla Grotta proprio tutti i pastorelli con i doni. Vediamo chi sono.

Unico neonato nel Presepe, oltre a Gesù, è quello stretto nelle fasce, in braccio alla Zingara Nera. Il pastore della meraviglia è un bambino con le braccia allargate e gli occhi sgranati. Si differisce dagli altri per un atteggiamento più dinamico. Gli altri pastori sono semplicemente esterrefatti, come ipnotizzati, comunque sospesi: le mani protese in avanti, gli occhi nel vuoto.

Non è facile fare un Pastore: una statuetta di creta o terracotta che abbia queste caratteristiche epiche, che renda tangibile la “sospensione” dovuta al particolarissimo momento in cui Dio si manifesta (Teofania). Certamente non lo fecero i maestri scultori del ‘700 per i loro artistici Presepi dove al contrario rappresentarono il dinamismo, i colori, il barocco e la ricchezza di quel periodo.

E ancora, il Monaco Cercante. A volte accompagnato da un asinello. Il cacciatore e il Pescatore. Tutti i vicilli che portano in dono i prodotti della campagna, salumi, formaggi, galline, verdure, agnelli.

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