C'era una

" Il Presepe è autobiografia di Napoli, uno scorcio, una veduta, una cartolina, una foto di sè. Questo ritratto riproduce l'evento luminoso di Dio che si fa uomo, con modi semplici ed arcaici: povere forme di sughero o di cartapesta, un pò di creta modellata, legno, carta stagnola, oggetti di una tradizione povera ma tenace e persistente che corre lungo il tempo come un sentiero non smarrito ".

Il

L’ arte settecentesca del presepe napoletano è una delle tante eccellenze di Napoli conosciute in tutto il mondo. Entrare in bottega è come fare un salto indietro nel tempo in cui la fa da padrona la scenografia di alcuni presepi.

La scenografia in sughero del Presepe si chiama Scoglio e risponde a regole ben precise. Montato su di uno scheletro di legno, deve avere un proscenio pianeggiante. A questo si accede, per ripidissime discese e scalinatelle interminabili, dalle montagne e dai paeselli retrostanti.  In secondo piano rispetto al proscenio si aprono tre Grotte: 

Se volete mettere l’insegna della Cantina abbiate cura di capovolgere le due “N” della scritta come nella migliore tradizione popolare.

A fianco delle grotte non dovrà mancare l’acqua sotto forma di ruscello, di fiume o di lago, e non importa che sia di vetro, di carta argentata o semplicemente dipinta. In questa acqua laveranno i loro panni le Lavandaie che rappresentano le Levatrici della Madonna: Zebel e Salomè, di cui si parla nei vangeli Apocrifi. 

Sul fiume l’immancabile Ponte attraversato dal carro che trasporta le botti di vino verso la Cantina. 

Ciccibacco

Seduto sulle botti Ciccibacco guida il carro trainato da un bue. E’ Dionisio, ebbro, sospeso sulla vertigine del ponte? Certamente il nome Cicci-Bacco rimanda per metà a quel Bacco pagano Dio del sole e del vino. E Cicci? Probabilmente dalla voce Cii, imperativo del verbo latino cieo, cies che si traduce incitare, viene fuori l’iterativo “cicci” come prefisso di Bacco.

Il ponte nella tradizione favolistica popolare è il simbolo della comunicazione tra le anime dei vivi e quelle dei morti. L’ultimo elemento indispensabile nello scoglio del Presepe è il pozzo. Qui si va a tuffare la Stella Cometa dopo aver accompagnato i Magi.

Il Presepe Settecentesco

Il Presepe Settecentesco, quello che è famoso in tutto il mondo per le raffinate statuette scolpite e modellate dai più importanti artisti napoletani quali il Sammartino, il Celebrano, il Vaccaro, aveva una struttura dello “scoglio” totalmente diversa da quella che abbiamo sin qui descritta. Le tre grotte sono sostituite da tre colline. Sulla più alta di queste non c’è più Benino che dorme, ma un tempio classico dirupato, con colonne spezzate, che ospita la Sacra Famiglia.

Il Tempio che crolla simboleggia la caduta del Paganesimo dovuta al Cristianesimo nascente e discende direttamente dalla tradizione pittorica che già da più secoli rappresentava in questo modo la nascita di Gesù.

Il Presepe
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