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Il Presepe della tradizione napoletana: la Natività

Il Presepe della tradizione napoletana: la Natività

La scena centrale del Presepe è quella della Natività e la grotta è la più antica rappresentazione del luogo della nascita di Gesù. Già 150 anni circa dopo la nascita di cristo, S. Giustino nei suoi “Dialoghi con Trifone” parla di una grotta. Ne parla Giacomo nei Vangeli Apocrifi, ma non c’è mai nei Vangeli canonici, poi S. Francesco ritrova la povertà riproponendo la grotta nella sua rappresentazione della Nascita e le dà così quel ruolo che mantiene fino ad oggi.

E nella Grotta sono ospiti per quella Santa notte il bue e l’asinello, in verità si trattava di Asinella, la quale è utile ai genitori del Bimbo Divino per procurarsi il latte.

Il ruolo del Bue

Il Bue ha un ruolo solare, ma un destino più triste. Per spiegare il suo destino dobbiamo ricordare che Giuseppe è un artigiano di una certa fama e di discreta posizione economica. Fitta una carovana per fare il viaggio, un vero e proprio trasloco, da Gerusalemme a Betlemme (beth-lehem vuol dire casa del pane). E per la nascita del suo primogenito invita anche i familiari che non dovevano essere pochi.

Festeggiare il neonato era in voga allora come oggi. Quale miglior festino se non quello di offrire un lauto pranzo agli ospiti? Il Bue serve a quello. Tanto è vero che nella fuga in Egitto non lo ritroviamo più con la Sacra Famiglia. C’è rimasta solo la dolce Asinella e speriamo per loro che abbia avuto latte a sufficienza.

Lo Zampognaro ed il Ciaramellaro

Per completare la scena della Natività, sia che essa si svolga nella grotta o sul colle col tempio pagano che crolla, dobbiamo mettere lo Zampognaro e il Ciaramellaro ai lati della coppia divina. Fateci caso: lo zampognaro è sempre un vecchietto, mentre il ciaramellaro è un giovane. Questa è la differenza simbolica che si ripete anche negli altri elementi e personaggi della scena dove il cristo è centrale (nascita o morte che sia). Guardando la rappresentazione possiamo notare che a sinistra c’è il sole e a destra la luna, e così le altre coppie di simboli opposti, il bue a sinistra e l’asinella a destra e così Giuseppe e Maria, e così il ciaramellaro e lo zampognaro.

Alcuni significati

Nel quarto secolo dell’era cristiana il significato del bue e dell’asinella nella scena della Natività doveva essere perfettamente chiaro a chiunque, perchè tali animali erano allora riconosciuti come simboli dei due fratelli rivali Osiride e Seth. La loro inclusione nella nuova ambientazione poteva significare in primo luogo la riconciliazione degli opposti in Cristo: ” in verità vi dico, amate i vostri nemici” (Matteo 5/44).

In secondo luogo l’effettivo adempimento, nella realtà storica della nascita, morte e resurrezione del nuovo Salvatore, delle promesse soltanto prefigurate nelle narrazioni fantastiche dei miti pagani.

La notte del 25 Dicembre, data che fu in seguito assegnata alla nascita di cristo, era esattamente la data di nascita del Salvatore persiano mitra. In quanto incarnazione della luce eterna, egli nasce la notte del solstizio di inverno (che cadeva allora il 25 Dicembre) a mezzanotte, esattamente quando il ciclo dell’anno volge dall’oscurità crescente alla luce crescente.

 

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