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Lo Scoglio nel Presepe Napoletano

Lo Scoglio nel Presepe Napoletano

Lo Scoglio

La scenografia in sughero del presepe napoletano si chiama “scoglio” e risponde a regole ben precise. Montato su di uno scheletro di legno deve avere un proscenio pianeggiante. A questo si accede, per ripidissime discese e scalinatelle interminabili, dalle montagne e dai paeselli retrostanti. In secondo piano rispetto al proscenio, ma sullo stesso livello, si aprono tre grotte: al centro, più grande, quella della Natività, a destra di questa la Macelleria e a sinistra la Cantina.

Se volete mettere l’insegna sulla cantina, abbiate cura di capovolgere le due “N” della scritta come nella migliore tradizione popolare.

La Cascata degli Angeli

Sulla grotta centrale converge la cascata degli Angeli. Il vertice è occupato dall’Angelo con la scritta “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”. Mentre nelle altre due grotte il rosso del vino e il sangue della carne mascherano due diavoli nei panni dell’Oste e del Macellaio. Accanto alle grotte non dovrà mancare l’acqua sotto forma di ruscello, di fiume o di lago e non importa che sia di vetro, di carta argentata o semplicemente dipinta. In questa acqua laveranno i loro panni le Lavandaie che rappresentano le levatrici della Madonna: Zebel e Salomè, di cui si parla nei Vangeli Apocrifi.

Ciccibacco

Sul fiume l’immancabile ponte attraversato dal carro che trasporta le botti di vino verso la Cantina. Seduto sulle botti Ciccibacco guida il carro trainato da un bue. Parliamo di Dionisio, ebbro, sospeso sulla vertigine del ponte? Certamente il nome Cicci-Bacco rimanda per metà a quel bacco pagano Dio del Sole o del vino. E Cicci? Probabilmente dalla voce “cii” (imperativo del verbo latino cieo, cies che si traduce incitare, spronare), viene fuori lìiterativo “cicci” come prefisso di bacco. Il carro di Ciccibacco è accompagnato da un cane:

“E se il Diavolo vuole apparirvi magari sotto forma di un cane, state pur certi che lo farà nei pressi di un ponte”

Il ponte nella tradizione favolistica popolare è il simbolo della comunicazione tra le anime dei vivi e quelle dei morti. L’ultimo elemento indispensabile nello scoglio del presepe è il pozzo. Qui si va a tuffare la Stella Cometa dopo aver accompagnato i magi.

Il Classico Presepe Settecentesco della Tradizione Napoletana, quello che è famoso in tutto il mondo per le raffinate statuette scolpite e modellate dai più importanti artisti napoletani quali il Sammartino, il vaccaro, il Celebrano, aveva una struttura dello scoglio totalmente diversa da quella che abbiamo sin qui descritta. Le tre grotte sono sostituite da tre colline. Sulla più alta non c’è più Benino che dorme, ma un tempio classico dirupato, con colonne spezzate, che ospita la sacra famiglia.

Il tempio che crolla simboleggia la caduta del paganesimo dovuta al Cristianesimo nascente e discende direttamente dalla tradizione pittorica che già da più secoli rappresentava in questo modo la nascita di Gesù.

 

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